Auto disabili: il cambio gomme sta nella 104?

Ok detrazione IRPEF per auto disabili con rifermento alle spese di manutenzione straordinaria

Sappiamo che per l’acquisto e la manutenzione dell’auto per persone diversamente abili spetta una detrazione IRPEF del 19%. Sappiamo anche che lo sgravio fiscale si calcola su un totale complessivo di spese di acquisto+ spese di manutenzione. Ora, la sostituzione pneumatici rientra nella detrazione? Vediamolo insieme.

La sostituzione pneumatici rientra nella detrazione del 19% per l’auto disabili?

Innanzitutto, va ricordato che solo le spese di manutenzione straordinaria dell’auto per disabili possono usufruire della detrazione IRPEF. Ne consegue che, per capire come gestire il costo della sostituzione degli pneumatici, bisogna innanzitutto distinguere tra manutenzione ordinaria e straordinaria. Allora:

  • Nella manutenzione straordinaria rientrano gli interventi di riparazione del veicolo “imprevisti e costosi” (come, ad esempio, la riparazione di un guasto al motore o al cambio; la sostituzione del disco frizione etc.);
  • Nella manutenzione ordinaria rientrano invece gli interventi da realizzare periodicamente nel veicolo al fine di mantenerne l’efficienza nel tempo (sostituzione filtri olio e benzina, sostituzione olio motore, sostituzione freni).

Adesso, appare evidente che la sostituzione pneumatici all’auto per disabili rientra pienamente tra i suoi interventi di manutenzione ordinaria. Perciò, essa non costituisce in alcun modo una spesa detraibile a fini fiscali.

Quindi:

  • Non può essere rateizzata;
  • Non deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi.
vaccino terza dose

Disabili: terza dose di vaccino anti covid

Il richiamo della terza dose viene raccomandato a persone disabili con Legge 104

Lo scorso venerdì sera, il Ministero della Salute ha diramato la nuova circolare in merito alla dose booster di vaccino anti Covid. Tale circolare era attesa, dopo il primo documento che già il mese scorso dava indicazioni per la dose addizionale. Infatti, allora partiva la somministrazione della dose terza dose (addizionale) in soggetti sottoposti a trapianto di organo solido o con marcata compromissione della risposta immunitaria.

Vaccino anti-covid: differenze tra dose addizionale e dose booster

Il vaccino anti-covid prevede ora una terza dose di somministrazione, possibile in due forme differenti:

  • Dose addizionale: destinatari “tipo” sono le persone trapiantate o immunodepresse. Perciò, lo scopo è il raggiungimento di un adeguato livello di risposta immunitaria nei soggetti con compromissione del sistema immunitario.

La somministrazione avviene 28 giorni dopo l’ultima dose ricevuta.

  • Dose booster o richiamo: destinatari “tipo” sono le persone ad alto rischio, fragili. Il fine è di mantenere nel tempo o ripristinare un adeguato livello di risposta immunitaria,

La somministrazione della dose booster avviene 6 mesi dopo l’ultima somministrazione.

Chi sono i destinatari della dose booster?

Secondo la nuova circolare, la terza dose booster è indicata per tutti gli over 60 e per i cittadini fragili di ogni età. Non solo: per la somministrazione della dose booster vengono indicate anche le persone con disabilità grave (fisica, sensoriale, intellettiva e psichica) con riconoscimento della Legge 104, articolo 3, comma 3. Lo stesso vale per chi, ad esempio ha diabete, sclerosi multipla, scompenso cardiaco e distrofia muscolare.

Per chi è raccomandata la dose booster?

Le categorie per le quali la dose booster (richiamo per rinforzare la risposta immunologica del primo ciclo di vaccino già completato) è raccomandata sono:

  • soggetti di età ≥ 80 anni;
  • soggetti di età ≥ 60 anni;
  • ospiti e personale dei presidi residenziali per anziani;
  • chi esercita una professione sanitaria e gli operatori di interesse sanitario che svolgono attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio assistenziali;
  • persone con elevata fragilità per patologie concomitanti/ preesistenti di età uguale o maggiore di 18 anni.

Le patologie per cui si raccomanda il richiamo al vaccino anti-covid

Nella circolare si afferma che, in presenza di determinate patologie concomitanti, la dose booster viene raccomandata. Allora vediamo quali sono queste patologie:

 

Infine, la terza dose booster può essere sia di vaccino Moderna che Pfizer, indipendentemente dal tipo di vaccino ricevuto nelle prime somministrazioni.

Accertamento handicap e invalidità civile semplificato

Il decreto semplificazioni rende possibili i procedimenti di accertamento invalidità anche senza visita diretta

E’ dello scorso 1° ottobre il messaggio dell’Inps in cui si rende noto un punto importante in materia disabilità. Nello specifico, si tratta del messaggio n. 3315/ 2021 circa la semplificazione e velocizzazione dell’iter di accertamento per handicap e invalidità civile. Ora, nei casi più gravi le Commissioni Mediche INPS potranno redigere i verbali anche senza visita diretta.

Nuovo iter di accertamento invalidità civile e handicap: la valutazione sugli atti

Ora, come è possibile accertare minorazioni civili e handicap senza effettuare direttamente la visita medica all’invalido? Le commissioni mediche Inps preposte all’accertamento possono redigere verbali anche solo sulla base degli atti depositati dalla parte. Ciò, ovviamente, va a riguardare, sia nel caso di prima istanza che di revisione, esclusivamente i casi più gravi.

Per beneficiare di tale servizio, è necessario che il cittadino ne faccia richiesta diretta all’Inps per via telematica. Nella domanda, egli dovrà inserire tutta la documentazione comprovante la propria situazione sanitaria idonea ad accertarne una valutazione obiettiva. Dal punto di vista pratico, per far ciò, dal sito dell’Inps si va alla sezione Allegazione documentazione Sanitaria Invalidità Civile”.

A chi è rivolto questo servizio online? Il nuovo servizio online dell’Inps si rivolge a due schiere di interessati. Da una parte, a chi deve presentare domanda d’invalidità o handicap; dall’altra, a chi la domanda l’ha già presentata ma ha ricevuto comunicazione di revisione della stessa da parte dell’Istituto. A questo punto, la medesima Commissione convocherà l’interessato per una visita diretta solo qualora la comunicazione pervenuta non fosse sufficiente e/o idonea

Congedo biennale per assistenza ai disabili

Tutte le precisazioni su ferie, scatti di anzianità, TFS/TFR, fini pensionistici fruibili da chi assiste una persona disabile

Secondo il D.Lgs. n. 151 del 26 marzo 2001, in caso di necessità d’assistenza a familiari con disabilità grave accertata e certificata, è previsto il congedo biennale retribuito (art.3, comma 3, L. n.104 del 5 febbraio 1992). Si tratta di un congedo della durata massima di due anni totali, fruibili in modalità frazionata o cumulativa. Tale possibilità è riservata al coniuge (o alla persona unita civilmente) o -in caso di decesso di quest’ultimo- a: genitore, figlio, fratello o sorella, parente o affine fino al terzo grado.

Congedo biennale per assistenza ai disabili: la convivenza è requisito fondamentale

Il congedo biennale per assistenza ai disabili sopra descritto è una possibilità offerta ai soli conviventi del disabile destinatario dell’assistenza. In particolare, la circolare INPS n.32 del 2012 specifica che per convivenza s’intende la stessa residenza tra i due soggetti in questione. Dunque, per ottenere il congedo è sufficiente la residenza presso lo stesso indirizzo e numero civico (inoltre, nel caso di immobile a più piani, non serve nemmeno che la residenza sia nello stesso appartamento).

Congedo biennale assistenza disabili: la documentazione necessaria

Le indicazioni in materia di congedi per assistere persone con disabilità sono fornite dalla circolare n.3 del 1° febbraio 2012 del Dipartimento della Funzione Pubblica. Quindi, la documentazione da fornire, al momento della richiesta di fruizione del congedo straordinario, è:

  • Certificazione d’invalidità del familiare da assistere (L. 104 del 1992 riportante la grave disabilità ex art. 3, comma 3);
  • Autocertificazione sottoscritta del soggetto fruitore del congedo, attestante: di essere l’unico familiare assistente, di esserne convivente e che il disabile in quesitone non sia ricoverato presso strutture sanitarie.

Retribuzione

Qual è la retribuzione spettante al dipendente quando questo è in congedo straordinario? un’indennità pari alla retribuzione fissa e continuativa risultante nell’ultimo cedolino del mese immediatamente precedente l’inizio della fruizione del congedo. Ad essa sono esclusi eventuali compensi accessori e/o indennità ulteriori risultanti in busta paga (Es. pagamenti straordinari, conguagli etc.).

Nota bene: attualmente, l’ISTAT considera soglia massima di indennità percepibile 47.967,72; però, questo valore viene rivalutato di anno in anno.

Retribuzione: svantaggi e benefici

Il congedo biennale straordinario costituisce un arco temporale non utile alla maturazione del diritto alle ferie. Inoltre, in questo periodo non si matura la 13esima, né si integra il trattamento di fine servizio (TFS) od il trattamento di fine rapporto (TFR). Comunque, nel congedo straordinario si maturano annualità a fini pensionistici.

Per quanto riguarda gli scatti di anzianità: nessuna possibilità. Infatti, il congedo biennale per assistenza ai disabili non è utile ai fini della progressione economica, quindi non prevede alcun aumento in busta paga.

Bottan incontra Famiglie e Abilità

La prima volta che abbiamo sentito parlare di Famiglie e Abilità è stato quando abbiamo visto il volantino dell’Associazione affisso alla cassa di un negozio della Riviera. Di lì in poi la nostra curiosità ha avuto il sopravvento, e, rapidamente, siamo riusciti a metterci in contatto con Alessandra Boran, presidente dell’Associazione. Ciò che ne è scaturito è un’intervista “fiume”, ricca di passione, di entusiasmo e di speranza che cerchiamo qui di trasferire in caratteri, con l’auspicio che queste parole arrivino forti quanto sono arrivate a noi.

Ciao Alessandra, vuoi raccontarci qualcosa circa la realtà di Famiglie e Abilità?

Ciao, sì… la nostra associazione nasce ormai quasi dieci anni fa, quando ancora eravamo un piccolo gruppo di genitori di bambini con disabilità. Adesso, siamo un’ottantina di famiglie residenti in Riviera del Brenta, nel Veneziano e nel Padovano. In origine, il nostro intento era di avere vicino ai nostri comuni di appartenenza dei professionisti che ci aiutassero a dare ai nostri figli tutte le terapie necessarie per la loro autonomia.

Quindi vi siete uniti per raggiungere insieme un obiettivo comune?

Esattamente, per unire le nostre forze ed i nostri diritti. Ed ora siamo una realtà molto più ampia, molto ben consolidata e radicata nel territorio.

Dunque, oltre ad essere presenza simbolica, svolgete azioni tangibili…

Certo, Famiglie e Abilità realizza progetti nel territorio. La nostra mission è aiutare le famiglie dando loro la possibilità di avere professionisti eccellenti che potenziano le abilità dei figli ma contemporaneamente agire sul territorio affinché sia sempre più dato loro il valore e l’accoglienza di cui hanno diritto attraverso corsi di formazione e informazione sull’autismo e sulla disabilità intellettiva.

Così sono nati gli orti…

OrtoLab nasce ad aprile 2021 con 6 ragazzi e un gruppo di volontari e assieme lavorano per ottenere i frutti della terra. Lavorano, si sporcano, usano le mani e producono risultati. Questa attività, che si trova a Camponogara ha avuto dalla zona una risposta incredibile. Pensate che inizialmente l’idea era quella di un’attività temporanea: doveva concludersi con il raccolto estivo. Invece i volontari hanno chiesto di poter continuare il lavoro anche durante l’inverno, senza i nostri sei ragazzi, che adesso hanno ripreso la scuola. Dunque, ad aprile si riparte tutti insieme. Ma il terreno dove sorgono gli orti sarà acquistato e proprio lì verrà costruita una struttura lavorativa per i ragazzi con disabilità, Ability Lab.

Risultati eccezionali. Ma la risposta del territorio si è ottenuta anche da parte di molte attività commerciali, con Disability Friendly. Perché dal nome si direbbe che ci sia un legame con la vostra associazione…

[ride] Disability Friendly è un progetto nato dalla collaborazione tra Famiglie e Abilità e l’Associazione Oltre il Muro. E’ un progetto che attuiamo grazie alle richieste dei Comuni locali per sensibilizzare la cittadinanza, attraverso i suoi commercianti. Dal punto di vista pratico, vengono fissate delle date in cui siamo chiamati a dare strumenti e suggerimenti affinché le persone con disabilità intellettiva possano sentirsi accolte e valorizzate nel momento in cui entrano in un esercizio commerciale.

E poi?

Poi ci presentiamo negli esercizi aderenti, direttamente nella loro attività, e offriamo gli strumenti per essere certificati Disability Friendly.

Non sembra complicato…

Non lo è. Dal punto di vista della disabilità intellettiva, pochi e piccoli accorgimenti fanno una grande differenza per la fruibilità di un luogo. Pensate che bastano delle immagini raffiguranti quello che ci sarà dietro la porta, un disegno accanto alla scritta (che in molti casi c’è già, come alle corsie del supermercato) per far comprendere la realtà ad un bambino o ragazzo autistico, rassicurandolo ed evitandogli crisi anche importanti.

Ma voi svolgete un ruolo anche nel panorama turistico della zona…

Con il progetto Turismo inclusivo. Grazie alla disponibilità di alcuni gestori e proprietari di ville della Riviera del Brenta abbiamo iniziato un percorso di certificazione Disability Friendly anche delle strutture turistiche. Abbiamo fatto formazione con sei webinar a quaranta guide turistiche interessate e stiamo proponendo loro di mettersi concretamente in gioco per sperimentare con i nostri ragazzi dei tour realmente inclusivi riguardo la disabilità cognitiva, motoria e sensoriale.

Questa non la sapevamo…

La formazione offre alle guide tutte quelle strategie comunicative proprie della CAA che si basa in prevalenza sull’utilizzo delle immagini: un soggetto disabile cognitivamente comprende per immagini e su quelle è necessario lavorare per dargli la possibilità di fruire serenamente di musei, ville, parchi, un turismo inclusivo a 360°

Tornando all’associazione e ai vostri figli, quant’è importante un intervento precoce?

Noi sappiamo, perché l’abbiamo vissuto e lo viviamo ogni giorno: la diagnosi è per sempre. Ma una diagnosi precoce ed un intervento precoce possono migliorare radicalmente la vita del figlio. Non c’è da disperarsi ma da darsi da fare, tanto e subito.

Come?

Cercando aiuto: da soli il dolore è troppo grande da superare. Ed è per questo che noi siamo nati, per darci sostegno per non sentirci soli e non far sentire soli le mamme e i papà che sono nella nostra situazione.

In ultimo. C’è qualcosa che si sentirebbe di dire ad un genitore che magari ha da poco ricevuto la diagnosi del figlio e non sa bene che cosa fare?

Certo, non lasciate che la disperazione prenda il sopravvento. Vi sentirete unici al mondo, che il vostro dolore nessuno l’ha mai avuto. E tutto questo è lecito. Ma il bene di vostro figlio è l’accettazione e la tempestività dell’intervento. Si tratta di uno stop temporaneo; poi dovrete ripartire. La strada non sarà quella che pensavate, ma non per questo sarà meno bella. Non immaginate nemmeno cosa vi farà scoprire vostro figlio durante questo lungo cammino. E’ importante che sappiate aprire gli occhi, per il suo e per il vostro bene.

Ed infine, tutto può essere superato. Ricordate che non siete soli.

Padova: disabili e bonus taxi 50%

Il bonus taxi 50% promuove lo spostamento in taxi di chi ne ha più bisogno

Taxi Padova, con la collaborazione del Comune di Padova, rende disponibili i bonus taxi del 50%. L’iniziativa è finanziata da fondi governativi e mira a decongestionare il trasporto pubblico e parallelamente consentire agli utenti di muoversi in sicurezza. Non solo: il bonus del comune di Padova contribuisce ad agevolare la categoria dei tassisti, pesantemente colpita dalle conseguenze della pandemia.

Che cosa sono i buoni taxi 50% e chi ne può usufruire

I buoni viaggio per i taxi del valore del 50% di sconto della spesa della corsa permettono all’utente di viaggiare risparmiando. Nello specifico, lo sconto è applicabile in misura non superiore ai 20,000 euro per ciascun viaggio. Inoltre, i buoni possono essere utilizzati soltanto presso il servizio di trasporto eseguito da titolari di licenza taxi e/o NCC.

I buoni taxi 50% non sono rivolti a tutti: essi dedicati ad utenti che rispondono a precisi requisiti. Nella fattispecie, si tratta di persone maggiorenni, residenti nel comune di Padova e che:

  • Hanno più di 65 anni;
  • Sono fisicamente impedite, a mobilità ridotta, patologie accertate o necessità di spostarsi per esigenze sanitarie (visite mediche o a parenti ospedalizzati)
  • sono in gravidanza
  • sono personale della scuola
  • sono personale sanitario
  • devono recarsi in carcere per visite ai familiari
  • hanno un Isee non superiore a 20.000euro

 

Come fare richiesta del bonus taxi 50%

Si può fare richiesta del buono viaggio esclusivamente tramite piattaforma on line, compilando un apposito modulo. Si tratta di una domanda che deve essere approvata ma comunque non deve pervenire oltre il 30 novembre 2021. Per la sua compilazione, è necessario inserire i propri dati anagrafici e dichiarare sotto la propria responsabilità di essere in possesso dei requisiti sopra indicati.

Il Comune di Padova si riserva di effettuare controlli a campione; i buoni viaggio vengono distribuiti sulla base dei numeri di richieste pervenute.

Come utilizzare i buoni taxi 50%

Gli utenti che vedranno riconosciuta e approvata la propria domanda riceveranno periodicamente i buoni via mail. All’interno della stessa mail saranno inoltre indicate le istruzioni per l’utilizzo del buono e per l’eventuale richiesta di altri buoni viaggio.

Comunque, il buono è costituito da un codice, che deve essere esibito al conducente a bordo del taxi. Inoltre, ogni singolo buono ha una scadenza temporale entro la quale lo si deve utilizzare.

Per ulteriori, specifiche informazioni rimandiamo al sito del Comune di Padova o all’indirizzo mail collegato chiamacipure@comune.padova.it

La Basilicata avrà il suo Disability manager

La mozione del consigliere Braia (capogruppo di Iv) rende operativo un osservatorio regionale

“Il Governo Regionale si impegna a mettere al centro la persona in difficoltà e mettere in campo azioni utili per dare dignità e diritto di vivere in città lucane inclusive”. Queste sono le parole del consigliere regionale della Basilicata, capogruppo di Italia Viva, Luca Braia. Una battaglia, sostiene lo stesso Braia, presa a cuore mesi fa e per la quale si sente ora di esprimere profonda soddisfazione.

Disability Manager in Basilicata: abbattere le barriere da tutto il patrimonio pubblico esistente

Lo scorso sette settembre, il consiglio regionale della Basilicata ha approvato una mozione in favore della “promozione della figura del ‘Disability manager’ negli enti locali”. Nello specifico, diversi sono gli impegni approvati all’unanimità:

  • Rendere immediatamente operativo l’osservatorio regionale sulla condizione delle persone con disabilità (l’ultima riunione era avvenuta tre anni fa, nel 2018);
  • Promuovere, proprio attraverso l’osservatorio, l’assunzione o le convenzioni necessarie per istituire la figura del Disability Manager negli enti locali e nei comuni lucani. Il suo fine sarà l’esercizio di funzioni in tutte le situazioni di gestione di servizi pubblici che coinvolgono persone con disabilità. Non solo: egli andrà anche a sollecitare gli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche statali proponendo o favorendo tavoli tecnici di risoluzione dei problemi segnalati;
  • Predisporre una scheda apposita e speciale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la realizzazione di interventi per l’abbattimento di barriere, iniziando dal patrimonio pubblico esistente.

La figura del Disability Manager e -più in generale- ciò che si sta facendo in Basilicata, merita attenzione perché la disabilità è una condizione, a volte anche solo transitoria, ma che può toccare ognuno di noi.

E allora come mai, in generale, capita così raramente di soffermarsi a pensare a come si vivono e abitano i nostri centri urbani? Perché tendiamo a fare così poco caso alla struttura della nostra città e a come questa influenzi, o addirittura determini, il nostro grado d’integrazione sociale e la nostra esistenza, anche lavorativa?

Noi non crediamo ci possa essere una risposta univoca: forse è una questione di coscienza, forse invece di educazione, o di abitudine.

Tuttavia, è giusto sottolinearlo: la pandemia da Covid -incrementando i problemi che tantissimi cittadini e cittadine si trovano quotidianamente a dover affrontare- ha addirittura aggravato questa condizione. Allora, la figura del Disability Manager è oggigiorno non solo importante, ma necessaria. A lui, l’incarico di superare le barriere architettoniche materiali, con l’auspicio che, con esse, si intraprenda un percorso di promozione dell’esercizio dei diritti e delle opportunità di accesso e fruizione dei servizi e dei luoghi alla collettività intera.

Paralimpiadi, l’Afganistan e gli altri paesi dimenticati

L’edizione paralimpica di Tokyo 2020 accende i riflettori su alcune situazioni internazionali drammatiche

La situazione che si sta vivendo in questi giorni in Afganistan è entrata nelle nostre case in diretta attraverso giornali, tv e internet. Tuttavia, la cronaca ci racconta anche della presenza di un pizzico di Afganistan anche all’interno delle paralimpiadi di Tokyo. In effetti, sono due gli atleti afgani finalmente giunti nella terra dei ciliegi per gareggiare nella festa internazionale dello sport.

Tokyo 2020: dopo la squadra dei rifugiati arrivano i due atleti afgani

Avevano rischiato di non partire, restando bloccati nella capitale del loro paese. Invece, un paio di giorni fa sono riusciti ad arrivare a Kabul, quindi hanno raggiunto il villaggio paralimpico di Tokyo. Stiamo parlando di Zakia Khudadadi (taekwondo) e Hossain Rasouli (lancio del disco), gli atleti che rappresentano in questa competizione il loro paese, l’Afganistan, rimasto senza porta bandiera alla simbolica parata di apertura dei giochi lo scorso 24 agosto.

In realtà, il loro arrivo in Giappone -dopo l’iniziale trasferimento in Francia- è il frutto di una mobilitazione internazionale che muove dalla volontà di condivisione e co-partecipazione. In particolare, Zakia Khudadi (in gara oggi) si presenta come prima donna afgana a partecipare alla Paralimpiadi, dopo Atene 2004. Houssain Rasouli, invece, gareggerà domani (3 settembre) nelle batterie dai 400m T47.

Tuttavia, i sopracitati atleti afgani non sono gli unici ad accendere i riflettori sui drammi causati dalle guerre e sulle fughe a cui proprio le guerre costringono quotidianamente milioni di persone. Infatti, per la prima volta nei giochi, in queste paralimpiadi gareggia anche la Squadra Paralimpica dei Rifugiati (composta da una donna e cinque uomini). Li vediamo competere in discipline quali il lancio della clava, il nuoto, il canottaggio, ping pong, taekwondo e la curiosità ci spinge a conoscerne le storie (il vaiolo, l’incidente sul lavoro, i problemi alla nascita). Così, manifestazioni come questa diventano occasione per comprendere la necessità di rileggere la realtà con occhi diversi, più inclusivi, più aperti.

Francesca Cipelli - Olympic Games Tokyo 2020.

Francesca Cipelli: da Oriago a Tokyo

La giovane campionessa arriva nona alla finale paralimpica di salto in lungo

Ha soltanto dieci anni, Francesca Cipelli, quando, a causa di uno scontro fortuito con un altro bambino in palestra, riporta un trauma cranico encefalico. La pronta operazione a Padova non ne risolve tutte le conseguenze: le rimane un’emiplegia spastica alla parte destra del corpo. Ma è solo quando, dopo tre anni di recupero al centro Nostra famiglia di Conegliano, si avvicina al mondo dell’atletica leggera che trova sé stessa e capisce fino in fondo il valore della diversità.

Paralimpiadi di Tokyo 2020: Cipelli conquista la nona piazza nel salto in lungo T37

Quella disputata domenica sui terreni di Tokyo è la sua terza sfida con la maglia azzurra, categoria salto in lungo, in una manifestazione internazionale. La giovane 24enne cerca di fare del suo meglio, tuttavia si trova a fronteggiare avversarie molto più esperte (e quotate) di lei. Il risultato è un salto di 3,96m, che la posiziona -dunque- ben dietro le prime tre, che registrano misure superiori a 4,50m.

Inutile negare l’amaro in bocca, che trapela anche dalle sue -seppur concise- dichiarazioni: “Non posso dirmi soddisfatta e devo ancora realizzare cosa non abbia funzionato e perché. Sicuramente non posso non calcolare l’esperienza complessiva generale strabiliante qui a Tokyo, che mi darà un bagaglio umano, valoriale e sportivo importantissimo in vista di appuntamenti internazionali futuri”.

Nonostante la delusione, non si può dimenticare il contesto: il paralimpismo è, certamente, sfida e competizione ma -soprattutto- realtà che fa sentire tutti uguali a prescindere delle proprie carenze, semplicemente avendo a che fare con gente che ha un certo passato. Infatti, c’è un concetto -espresso in precedenza già dalla stessa Francesca- che vale la pena di affermare e ricordare: «[…] In ogni competizione che si rispetti, tutti, un giorno, vorrebbero vincere una medaglia d’oro; ma già tutto quello che fanno giornalmente gli atleti paralimpici è segno di grande forza morale e mentale. Quella loro è la testimonianza che la vita non è finita, ma anzi comincia da qui».

 

 

Fonte immagini: @fracipelli – profilo personale Facebook

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Paralimpiadi: atleti azzurri e stranieri da non perdere

Gli azzurri da medaglia e gli altri atleti che meritano particolare attenzione

Ieri 24 agosto sono iniziate le paralimpiadi di Tokyo nell’edizione 2020 rimandata a causa dell’epidemia da Covid-19.  Si tratta della 16esima edizione dei Giochi Paralimpici che si preannuncia come una delle più importanti mai tenute. In effetti, è già da record per il numero di atleti partecipanti: 4.400 contro i 4350 di Rio 2016.

Tokyo 2020: gli atleti azzurri paralimpici da seguire:

Innanzitutto, Simone Barlaam: nuotatore milanese, classe 2000, detentore di 10 titoli mondiali e 11 medaglie europee. Dopo i primati mondiali nei 50 e 100 stile libero, nei 50 e 100 dorso e nei 50 delfino nella categoria S9, a Tokyo è a caccia della sua prima medaglia paralimpica. Tuttavia, ad insediare il nuotatore milanese vi sarebbero il veterano Federico Morlacchi -tre bronzi a Londra 2012 e tre argenti ed un oro a Rio 2016- ed il dorsista Francesco Bettella. Rimanendo nel nuoto, attenzione anche alle ragazze: Arjola Trimi, Giulia Ghiretti e Carlotta Gilli.

Spostandoci ad un’altra disciplina, particolare interesse è riservato anche all’altra portabandiera, che insieme al sopracitato Morlacchi innalzerà il tricolore alla cerimonia d’apertura. Stiamo parlando di Bebe Vio, la schermitrice veneziana che rappresenta uno dei volti più conosciuti dello sport paralimpico. In Giappone, lei cercherà di bissare l’oro già conquistato nel fioretto individuale in Brasile.

Passando all’atletica, attenzione al salto in lungo e ai cento metri piani. Infatti, nelle competizioni riguardanti queste discipline, tra gli azzurri notiamo Martina Caironi, già oro a Rio 2016 e Monica Contraffatto, che nella stessa competizione conquistò il bronzo. La speranza è che il mondo dell’atletica paralimpica ci regali lo stesso orgoglio delle competizioni azzurre concluse da poco.

Spedizioni paralimpiche: gli atleti stranieri da seguire

Volgendo lo sguardo leggermente oltre il confine nazionale, ci si accorge che vi sono altri atleti che meritano particolare attenzione. Tra tutti, il riferimento qui è al brasiliano Jefinho, la star non vedente del calcio a 5, chiamato anche ‘Pelè paralimpico’ nel suo paese. Inoltre, il tedesco Markus Rehm -che, nel salto in lungo e velocità, detiene già quattro ori olimpici.

Quando si parla di atleti paralimpici, però, non si può evitare di nominare Jessica Long, la “Michael Phelps paralimpica”, come la chiamano. Lei, di origine russa, abbandonata in un orfanatrofio della Siberia prima di essere accolta da una famiglia negli Usa. Lei, che ha subito l’amputazione di entrambe le gambe a causa di una patologia, è sicuramente una delle atlete più talentuose e che meglio incarnano lo spirito di rivalsa e di uguaglianza proprio alle paralimpiadi.

Chiudiamo la carrellata con la nigeriana Lucy Ejike -per il sollevamento pesi- e Tang Xuemei per la pallavolo in sedia a rotelle. Nello specifico, il percorso paralimpico di quest’ultima merita particolare interesse perché rappresenta i sopravvissuti di un violento terremoto del 2008. Infatti, proprio nel terremoto di Wenchuan, provincia cinese del Sichuan, l’atleta perde il polpaccio, mentre oltre 87.000 persone più sfortunate perdono la vita.