Diritti negati ai centri estivi

Anche quest’anno le associazioni denunciano problemi e mancanze relative agli accessi ai centri estivi

Quando finisce l’anno scolastico, le famiglie con minori con disabilità devono affrontare parecchie criticità per riuscire ad iscriversi ai centri estivi. I problemi principali riscontrati riguardano l’assenza di educatori specializzati e le richieste economiche più elevate rispetto alle rette standard.

Il servizio di sostegno dovrebbe essere garantito e gestito direttamente dai Comuni. Tuttavia, ci sono dei casi in cui il minore disabile non viene accettato e respinto per “motivi di sicurezza”. Questi comportamenti, secondo la legge 67 del 1° marzo del 2006 equivalgono alla discriminazione: «Si ha discriminazione diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in una situazione analoga. Si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone»

Tutti i bambini hanno il diritto di partecipare ai centri estivi

I centri estivi sono un’occasione molto importante di socialità per tutti i bambini. Le famiglie, però, non possono farsi carico di eventuali costi aggiuntivi del personale specializzato per assistere i minori con disabilità.

Fortunato Nicoletti è il vicepresidente dell’organizzazione di volontariato Nessuno è escluso ed è anche il papà di Roberta, una bambina con gravi disabilità. Roberta non può frequentare i centri estivi perché non ci sono infermieri che possono aiutarla nell’assistenza continua che necessita per vivere. L’operatore specializzato «le spetta per legge», dice il papà Nicoletti.

Roberta non può partecipare al centro estivo

Senza un infermiere, Roberta non può partecipare al centro estivo. Tracheostomizzata, la bambina respira grazie ad una cannula. Ha necessità di aspirazione e deve anche essere sostenuta correttamente per la deambulazione.

Nessun insegnante può prendersi la responsabilità di farla entrare a scuola. Racconta Nicoletti: «Dopo l’ennesima assenza ingiustificata dell’operatore infermieristico abbiamo sporto denuncia all’autorità di polizia giudiziaria». Una denuncia contro ignoti.

L’assistenza domiciliare di una persona con disabilità è piena responsabilità della Regione di residenza. Inoltre, sono coinvolte anche le Aziende Socio-Sanitarie Territoriali, i Comuni e gli enti gestori accreditati che erogano l’assistenza.

Il vicepresidente di Nessuno è escluso commenta la situazione dei centri estivi in Italia: «La questione sta diventando una vera e propria emergenza a livello nazionale. Sul nostro territorio si sta aggravando soprattutto a causa dell’ostracismo di una gran parte dei comuni lombardi, nonché delle cooperative che organizzano e gestiscono tale servizio».

Continua: «I centri estivi sono fondamentali anche sul piano dell’organizzazione familiare. Peccato però che, per i bambini e ragazzi con disabilità di ogni tipo, sia praticamente impossibile non solo partecipare, ma anche iscriversi. Alla luce di ciò ci sentiamo di poter affermare che in questo caso andiamo anche oltre il concetto di inclusione, citando invece il diritto di cittadinanza di tutte le persone. I Comuni, perché sono loro che forniscono tali servizi, devono porre in essere ogni condotta necessaria affinché ci siano le condizioni per garantire a tutti l’iscrizione e la frequenza, senza delegare tale compito, illegittimamente, alla famiglia».

Se ci si comporta in maniera diversa, ci troviamo di fronte alla violazione della legge. Parliamo di una criticità che esplode tutte le estati, peggiorando di anno in anno. «Nei prossimi mesi questa battaglia di civiltà e giustizia sociale diventerà una di quelle prioritarie per l’associazione Nessuno è Escluso, e per tutti quelli che insieme a noi vorranno lottare».

La lettera di LEDHA

Nelle ultime settimane, in Lombardia, il centro antidiscriminazione di LEDHA ha ricevuto il 20% in più delle segnalazioni. Tutte le segnalazioni provengono da famiglie di minori con disabilità, che si sono viste rifiutare l’iscrizione del figlio ai centri estivi.

Secondo l’associazione, la situazione è molto grave soprattutto per quanto riguarda le richieste di contributi aggiuntivi rispetto alla retta di base, idonea all’ottenimento dell’assistenza di educatori e/o operatori specializzati.

LEDHA, per andare incontro alle esigenze delle famiglie ha preparato una scheda legale per le famiglie e un fac simile di una lettera che i genitori possono indirizzare o scrivere direttamente agli enti gestori dei servizi ricreativi, pubblici o privati, che riportiamo in seguito:

I centri estivi e il divieto di discriminazione dei bambini e ragazzi con disabilità

Ogni anno, per la fine della scuola le più varie realtà (Comuni, parrocchie, centri sportivi, …) organizzano centri estivi che sono per i bambini e i ragazzi un’importante occasione di socializzazione, divertimento e svago, oltre che servizio necessario all’organizzazione del lavoro familiare. L’art. 30 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dallo Stato italiano con la legge n. 18 del 2009, riconosce a tutte le persone con disabilità il diritto a partecipare alle attività ricreative su base di eguaglianza con gli altri, anche attraverso l’adozione di tutte le misure e gli accomodamenti ragionevoli a ciò necessari. Questo significa che:

I centri estivi sono aperti a tutti. Non accettare l’iscrizione di un bambino o di una bambina, di un ragazzo o una ragazza con disabilità – o subordinarla alla presenza di assistenza educativa dedicata – per inidoneità degli spazi o del personale e/o per rispondere alle esigenze connesse alla disabilità, o, più genericamente, motivi di sicurezza, costituisce una discriminazione sanzionabile ai sensi della legge n. 67 del 2006, dal momento che la causa di esclusione è la disabilità.

  • I bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze con disabilità hanno il diritto di partecipare al centro estivo su base di eguaglianza con gli altri. Nel momento in cui si progettano le attività di un centro estivo, bisogna considerare le esigenze e le caratteristiche di tutti i bambini, compresi quindi quelli con disabilità. L’ente gestore deve prevedere tutte le misure necessarie a garantire ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze con disabilità un’adeguata frequenza e partecipazione al centro su base di uguaglianza con gli altri, anche attraverso le eventuali figure e/o l’assistente di supporto specializzato, se necessari. Appare, però, diffusa la prassi in base a cui gli enti gestori chiedono alle famiglie di bambini e bambine con disabilità, oltre alla retta di iscrizione, un contributo extra, una compartecipazione o, nei casi più gravi, di farsi interamente carico del costo dell’assistenza di supporto di cui necessitano. Anche in questo caso, qualsiasi costo aggiuntivo imputabile alla disabilità è discriminatorio, e, come tale, sanzionabile si sensi della legge n. 67 del 2006.

A seguito delle numerose segnalazioni ricevute, precisiamo quindi che:

  • l’ente gestore, in qualità di organizzatore, deve attivarsi per garantire ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze con disabilità che frequentano il centro estivo l’assistenza di supporto di cui necessitano. È, infatti, illegittima la prassi diffusissima in base a cui gli enti gestori delegano questo compito alle famiglie stesse;
  • nel caso in cui per un bambino o una bambina, un ragazzo o una ragazza con disabilità in base alla propria diagnosi funzionale sia previsto un rapporto 1:1, i Centri e i Comuni non possono rifiutare la sua iscrizione o limitare la sua frequenza, dichiarandosi non in grado di garantire tale rapporto. Per non porre in atto una discriminazione sanzionabile ai sensi della legge n. 67 del 2006, sono infatti tenuti a valutare caso per caso, analizzando la situazione e le esigenze specifiche del singolo bambino o ragazzo con disabilità, per decidere se sia effettivamente necessario un supporto elevato anche per le attività ludiche organizzate – che differiscono evidentemente dalle attività scolastiche – senza che questo comporti però alcun onere ulteriore a carico della sua famiglia. In via generale non deve comunque mai essere imposto un rapporto 1:1 per la sola presenza di una disabilità;

I bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze con disabilità devono potere frequentare il centro estivo sin dal primo giorno, anche nell’attesa dell’assistente di supporto. Gli enti gestori devono infatti adottare ogni misura e accomodamento ragionevole per garantire da subito la partecipazione dei bambini con disabilità a parità di diritti con gli altri compagni.

Per riassumere: tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze con disabilità hanno diritto a partecipare al centro estivo su base su eguaglianza con gli altri. Spetta all’ente gestore attivarsi affinché vengano adottate tutte le misure necessarie a garantire la frequenza dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze con disabilità. È inoltre sempre possibile richiedere un parere al Centro antidiscriminazione Franco Bomprezzi all’indirizzo antidiscriminazione@ledha.it